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Platone (Aristocle)
02-02-2010, 05:35 PM
Messaggio: #1
Platone (Aristocle)

La vita
Platone nasce ad Atene nel 428 o 427 a.C. da una famiglia aristocratica durante il periodo della guerra del Peloponneso con la quale inizia il declino delle poleis, che non sono in grado di opporsi alla minaccia macedone. Platone, come molti allievi di Socrate, avverte la condanna a morte del loro maestro come un fondamentale bisogno di rinnovamento della politica, la quale per poter essere amministrata in modo giusto deve essere praticata dai filosofi che sanno dare un valore universale alla giustizia. Le informazioni circa la vita di Platone (soprannome datogli o per il vigore fisico e per l'ampiezza del suo pensiero) provengono soprattutto dalla Lettera VII, 13 lettere a lui attribuite (che siano state scritte da lui non è sicuro al 100% ma sono sicuramente testi affidabili, se non scritti da lui scritti da una persona a lui vicinissima). Platone inizia la sua carriera dedicandosi alla politica e nel 404 accetta di collaborare con la tirannia dei Trenta, ma quando questi entrano in conflitto con Socrate, Platone si allontana da essi. Con la morte di Socrate (avvenuta nel 399 a.C.) Platone decide di abbandonare la città di Atente ed inizia il suo viaggio: prima si reca in Egitto ove ha occasione di approfondire le sue conoscenze matematiche, successivamente si reca nell'Italia meridionale a Taranto dove governa Archita e a Siracusa sotto la tirannia di Dionisio il Vecchio. Rimane deluso da come le persone locali sono mal governate e si ritengono felici semplicemente perché hanno la possibilità di consumare i loro beni in piaceri materiali. Platone è appoggiato nei suoi pensieri da Dione, cognato di Dionisio. Platone viene successivamente imprigionato e venduto come schiavo da Dionisio perchè quest'ultimo viene rimproverato da Platone. Riesce fortunatamente a salvarsi grazie al riscatto di Anicenide di Cirene ed può tornare in patria. Torna ad Atene acquista un terreno e fonda l'Accademia, nella quale si distacca dalla polis (anche se guarda ad essa con molto interesse) e istruisce i suoi allievi per renderli dei "lavoratori di pensiero" ovvero filosofi. La filosofia viene studiata alla fine di un ciclo di studi scientifici come ad esempio lo studio della matematica. Dopo circa venti anni nel 367 viene chiamato a Siracusa da Dionisio il Giovane come consigliere politico. Platone accetta molto volentieri anche per dimostrarsi che non è <<un uomo capace solo di parole>> Ma a causa di alcuni litigi tra Dione e Dionisio è costretto nel 364 ad abbandonare la città e tornare ad insegnare all'accademia. Viene nuovamente chiamato nel 361 dallo stesso Dinisio ma fallisce, infatti il governante di Siracusa (Dionisio) riduce ad alcune formule banali il profondo discorso di Platone e si rifiuta di richiamarlo dall'esilio. Platone quasi schiavo viene riscattato nuovamente grazie ad Archita e torna definitivamente ad Atente nel 360. In seguito Dione, raccolto un esercito occupa Siracusa, ma Platone si distacca da questa "rivolta" e prende le distanze, Dione viene successivamente assassinato e Platone (probabilmente) scrive la Lettera VII ai parenti di Dione per dichiararsi estraneo alla congiura.

Le opere

Possiamo suddividere le opere di Platone in tre gruppi distinti:
-Le opere giovanili composte tra il 398 e il 388 sono: Apologia di Socrate (un testo di autodifesa da parte di Socrate), Critone, Ione, Eutifrone, Carmide (nella quale parla dei valori e delle virtù), Lachete, Liside, Ippia Maggiore (discorso sull'eros), Ippia Minore, Protagora (attacco ai sofisti).
-Le opere della maturità tra il 387 e il 367 sono Gorgia (attacco ai sofisti), Menone (storia di uno schiavo che grazie a Socrate dimostra autonomamente il teorema di Pitagora), Fedone (circa l'immortalità dell'anima), Eutidemo, Menesseno, Clitofonte, Repubblica, Cratilo (sulla natura del linguaggio), Simposio (discorso tra Socrate ed alcuni che banchettano sull'eros), Fedro (Dottine).
-Le opere dell'anzianità tra il 366 e la sua morte (347) che sono Teeteto (circa la scienza), Parmenide (sulla dialettica), Sofista (contro i sofisti), Politico (revisione della Repubblica sulla democrazia), Filebo (discussione tra il finito e l'infinito), Crizia, Timeo (sulle origini), Leggi (discussione contro la sua opera Repubblica).

Lo stile
Platone (salvo nell'Apologia di Socrate e nelle lettere) usa uno stile dialogico ereditato dal dialogo Socratico, anche se non ha nulla in comune con Socrate dato che quest'ultimo aveva una concezione della filosofia umanistica a differenza di Platone che era un metafisico e sistematico. All'inizio quando l'influenza di Socrate è ancora molto forte Platone basa i suoi testi sul dialogo, successivamente il dialogo in se scompare e Platone effettua discorsi fortemente ideologici rapportando la sua anima a se. I problemi però erano vari nei testi scritti, infatti il testo è statico, fermo, immobile a differenza della parola che è dinamica e quindi non vi erano possibilità di replica, inoltre era possibile che alcune parti venissero fraintese e non fosse possibile spiegare il significato della parte fraintesa. Platone spesso ricorre ai miti per spiegare ciò cui non si può arrivare con il ragionamento. Il mito deve spiegare in moto veritiero i vuoti della filosofia. Per i non filosofi il mito è un potente strumento di persuasione, molto utile anche al filosofo in quanto lo spinge oltre i limiti del ragionamento ed induce alla riflessione.

Socrate e Sofisti
Platone inizia il suo iter filosofico dalla svalutazione delle opinioni attaccando i Sofisti. Infatti crede che non è possibile ottenere il bene (come dicevano i sofisti) perché non si sa cosa è il bene, secondo il relativismo tutto può e non può essere il bene. A questo proposito crea la metafora del medico del ginnasta e del cuoco. I veri filosofi (come lui), come la medicina e la ginnastica per la vita materiale, pensano alla cura dell'anima, mentre il cuoco pensa solo al bene apparente senza notare ciò che è bene per la vita materiale (e quindi i Sofisti, considerati pseudo-filosofi, fanno solo retorica che è indifferente ed impotente per la cura dell'anima). Per Platone invece il bene è rappresentato dalla giustizia che è un valore eterno. Platone parte da Socrate, ma si spinge oltre, superandolo, infatti Platone non è sicuro che i valori universali possano essere raggiunti dopo la ricerca con il dialogo, infatti si possono dire in vari modi, sono soggetti alle opinioni e non si arriva ad una concezione sicura dei valori universali (Socrate infatti è colui che non sa). Platone quindi va alla ricerca di valori universali, immutabili, eterni che trova nella dottrina delle idee.

Le idee
La parola idea deriva dal greco idéin "vedere". Vedere ma non con gli occhi sensibili ma vedere attraverso gli occhi della mente. Le idee sono realtà immutabili, statiche, fisse. A differenza delle cose sensibili che possono cambiare le idee sono sempre e comunque indipendentemente dal mondo sensibile. Anche se un'idea non è presente nel mondo materiale essa esiste sempre. Vi è quindi un dualismo ontologico, ovvero la divisione dell'essere in due livelli quello sensibile e quello delle idee.
Le idee sono anche dei "paradigmi" del mondo sensibile infatti una cosa bella o una cosa giusta ecc. si "ispirano" partecipando all'idea della bellezza o della giustizia. Le idee sono la perfezione di quella virtù. Una cosa non bella o non giusta non sono tali perchè partecipano all'idea di bruttezza o ingiustizia bensì perchè non partecipano all'idea di bellezza e di giustizia. Le idee sono le cose che permettono ad una cosa sensibile di essere bella/giusta ecc. Le idee sono il criterio di giudizio delle cose e la causa del loro esistere. Le idee sono in sé e per sé sono indipendenti, assolute e autosufficienti. Le idee sono idealmente collocate nell'Iperuranio una realtà che è accessibile solo con il ragionamento e con il pensiero. Nell'iperuranio vi sono anche le idee matematiche/geometriche vi sono le idee di triangolo, quadrato, pentagono, esagono ecc. che nel mondo sensibile sono tali perchè partecipano all'idea nonostante ogni volta siano diversi le dimostrazioni sono sempre valide. Generalizzando nel mondo sensibile le cose sono molto differenti tra loro ma indipendentemente da questo partecipano all'idea dell'entità. Ad esempio i cavalli sono molto differenti tra loro (colore del pelo, maculazioni, struttura, peso...) però partecipa sempre all'idea di cavallo.
Gli esseri sensibili hanno due rapporti con le idee:
-quello di imitazione (mimesis): ovvero le cose sensibili riflettono in maniera imperfetta le idee
-quello di partecipazione (méthexis): ovvero le cose sensibili hanno dentro di sé le idee, anche se in quantità minima.
Le idee sono la causa delle cose sensibili ovvero il principio. Un cavallo è tale perché partecipa all'idea del cavallo.
Le cose sensibili possono partecipare a più idee e le idee possono convivere indipendentemente.
Tutte le idee sono sottoposte all'idea del bene, l'idea principale che è al vertice della gerarchia delle idee. Il bene è generatore e causa dell'esistenza delle idee. Utilizzando una metafora il bene è come il sole, il sole permette la visione delle cose sensibili e ne è la causa di esistenza così come il bene permette la visione delle idee tramite gli occhi della mente ed è loro causa.

Il linguaggio e le parole
La teoria delle idee permette a Platone di trattare anche del linguaggio. Le tesi riguardanti la parola al tempo erano due: quella di Eraclito che affermava la provenienza divina delle parole e quella dei Sofisti che affermavano l'arbitrarietà del linguaggio. Platone affronta questi problemi nel Cratilo e si schiera contro entrambe le dottrine quella dell'oggettivismo (la parola è la cosa) e quella del soggettivismo (tra il nome e la cosa non vi è rapporto). Lui afferma che le idee sono i giudici dei nomi perché le idee sono le uniche che conosco l'essenza delle cose. Per Platone inoltre a differenza del pensiero Parmenideo il falso può essere affermato.

L'immortalità dell'anima
L'uomo è formato da un corpo sensibile e un anima soprasensibile. Secondo Platone corpo e anima sono due componenti distinte e opposte: il corpo è influenzato dal mondo sensibile (dai bisogni, dai piaceri...) mentre l'anima rappresenta l'accesso al bene quindi la parte più preziosa. Il corpo è considerato da Platone come un carcere ove è imprigionata l'anima infatti tutte le necessità del corpo (nutrirsi, proteggersi dai pericoli, procreare...) impediscono la cura totale dell'anima grazie alla meditazione. Nel Fedro Platone afferma che la morte consiste nella fine del corpo ma non nella fine dell'anima che è immortale (Platone lo afferma nel Fedone dove argomenta che l'anima e le idee sono della stessa sostanza), di conseguenza una liberazione infatti ci si deve dedicare solo all'anima. Per questa ragione il buon filosofo deve desiderare la morte così da realizzarsi a pieno. La filosofia è solo un'anticipazione di quello che ci sarà quando l'anima e il corpo non saranno più a contatto. Nonostante questo il corpo rimane un luogo di bellezza fisica ove viene riflessa l'idea del bello. L'anima però dopo essersi liberata si reincarna in un altro individuo o in un animale(metempsicosi - metensomatosi). L'anima ha libertà totale sulla scelta del corpo nella vita successiva in base alla vita precedente infatti i filosofi scelgono di reincarnarsi in uomini saggi o in animali docili gli stolti (coloro che amano il piacere) si reincarnano in tiranni o persone impulsive che badano ai piaceri della vita. Può capitare anche che uomini che han vissuto una vita semplice con poche emozioni si reincarnino in corpi impulsivi per vivere molte esperienze e che altri che han vissuto una vita molto movimentata si reincarnino in vite schive al riparo dai pericoli. Per spiegare tutto questo Platone ricorre al mito di Er narrato nella Repubblica. Er è un prode guerriero morto in battaglia e tornato in vita dopo tre giorni, prima che il suo corpo fosse arso e racconta ciò che ha visto nell'aldilà. La scena è ubicata su una grande area pianeggiante. Al centro della rappresentazione vi è Lachesi una delle tre Moire vi è un banditore che lancia dei numeri le anime li raccolgono per definire l'ordine della scelta, i corpi però sono maggiori rispetto alle anime così che nessuno debba scegliere un corpo che non vuole perché non ne son rimasti altri. Molte anime si fanno tentare da una vita basata sul piacere del mondo sensibile e scelgono corpi non di filosofi ma di stolti. A questo proposito Platone idea anche il mito della biga alata identificando la vita come una biga trainata da due cavalli uno bianco docile e uno nero selvaggio. Quello bianco è il cavallo del bene che mira all'iperuranio quello nero è il cavallo dei piaceri sensibili e mira alla terra. L'anima deve essere saggia riuscendo ad imporre la corsa del cavallo bianco su quella del cavallo nero in modo da poter raggiungere la perfezione e non precipitare sulla terra metafora per indicare il mondo dei piaceri sensibili. Questa concezione è di tipo ascetico infatti l'uomo per raggiungere il bene deve frenare le passioni (il cavallo nero) e dare voce alla ragione, al bene (il cavallo bianco). Quando le anime hanno scelto il proprio corpo le decisioni vengono confermate dalle altre due Moire (Cloto e Atropo) le anime bevono un sorso d'acqua del fiume della dimenticanza e si reincarnano nei nuovi corpi.

La conoscenza umana
Dopo aver bevuto l'acqua della dimenticanza le anime, come già detto si reincarnano, questo però non vuol dire che tutte le conoscenze vengono azzerate ma che sono nascoste nel profondo dell'anima e conoscere vuol dire farle emergere. Infatti nella vita comune diciamo che un elemento è uguale, equivalente, maggiore, minore ecc. ma nel mondo sensibile è impossibile disegnare, ad esempio, due cerchi uguali perché per quanto simili saranno pur sempre diversi con piccolissime variazioni. Quindi nel mondo sensibile non è presente il concetto di uguaglianza per questo motivo tale concetto può essere solo nella mente grazie all'idea di uguaglianza che l'anima già possiede.
Platone sviluppa questa tesi nel Fedone e nel Menone. Nel Fedone Platone intreccia il tema dell'anamnesi con quello dell'immortalità dell'anima, nel Menone invece tratta della verità sempre presente nell'anima infatti Platone fa dimostrare il teorema di Pitagora ad uno schiavo ignorante dimostrazione che tali conoscenze erano già dentro di lui visto che lo schiavo non aveva mai studiato la geometria.
L'anima è quindi il tramite tra le idee e il mondo sensibile però per Platone le idee si possono raggiungere anche tramite l'amore: l'eros, argomento che viene trattato nel Simposio un dialogo interamente dedicato all'amore e alla bellezza.
In Greci erano soliti organizzare incontri con i propri amici nei quali si cenava (solo uomini, le donne portavano le pietanze insieme agli schiavi) si beveva e si discuteva dal dopocena all'alba. Questo è lo sfondo che domina nel Simposio (il simposiarca era colui che guidava le libagioni e preparava il vino) ambientato a casa del poeta Agatone. Dopo la cena il gruppo di amici del poeta, tra cui Socrate decidono di limitarsi nel bere e discutere dell'amore.
Platone presenta nel dialogo l'amore (Eros) come un essere intermedio tra la natura umana e la natura divina. Quando si desidera qualcosa si crea uno stato di tensione che sommato alla mancanza costituisce la natura dell'Eros. L'Eros quindi aspira alla completezza ottenendo ciò che desidera, allo stesso modo il filosofo mira alla completezza del sapere che attualmente non possiede e man mano che scopre prova meraviglia, un sentimento spontaneo che ci spinge anche ad andare oltre i nostri limiti.
Il Desiderio è mosso dalle belle cose che esercitano una grande forza di attrazione. Il bello spinge l'uomo a due livelli, il primo livello è l'amore fisico, l'amore materiale, il secondo livello è l'amore per la bellezza in se e può essere raggiunto solo dal filosofo, colui che trova nella kalokagathia la risposta alla vita.
Nel Fedro l'amore è connesso alla reminiscenza infatti il ricordo del bello in se è un qualcosa di talmente forte che spinge l'uomo a desiderare le cose sensibili che richiamano all'idea del bello.

La conoscenza della verità è per Platone il punto più alto dell'azione conoscitiva umana, che si articola in diversi gradi.
Vi sono principalmente due tipi di conoscenza: la vera scienza l'episteme e il divenire, l'opinione la doxa. Questi due gruppi a loro volta si dividono in ulteriori due gruppi: la doxa in eikasia (immagini) e in pistis (credenze). L'episteme invece in dianoia (conoscenza tramite ragionamento) e il nous (conoscenza delle idee). Vi è quindi una differenza tra le scienze matematiche e la filosofia, infatti i matematici dimostrano teoremi di geometria fornendosi di disegni che sono cose sensibili e inoltre nella matematica vi sono i postulati ovvero ipotesi non dimostrate che devono essere prese come vere.
Discorso diverso per la filosofia che non tratta le ipotesi come valori veri e sicuri ma bensì come gradini che permettono il raggiungimento per un punto fermo, e possibile arrivare a questo punto con una serie (infinita) di formulazioni di ipotesi e confutazioni fino ad arrivare ad un punto non ipotetico fisso, immobile, certo. Questo discorso sulle ipotesi viene affrontato nel Fedone quivi Platone afferma che bisogna per prima cosa analizzare tutte le conseguenze derivanti da una determinata ipotesi, sostenibile se le conseguenze non sono in disaccordo tra loro bisogna risalire a ipotesi sempre più generali se non si è sicuri di determinate ipotesi.

Questi gradi di divenire e conoscenza sono illustrati nella Repubblica con il mito della caverna. Uomini costretti a vivere in una buia caverna con un largo ingresso verso la luce e i prigionieri sono legati in modo da vedere nel lato opposto fuori vi sono degli uomini che camminano al fianco di un muro parlando, i prigionieri non avendo mai né visto né udito credono che l'essere siano le ombre che producono le voci (immaginazione=eikasia), poi un uomo si libera si avvicina all'uscita e vede abbagliato dalla luce le statue più vere delle ombre (credenza =pistis) poi vede gli uomini prima riflessi nell'acqua (ragione dimostrativa=dianoia) e poi direttamente, cogliendo la luce stessa del sole che è causa di tutte le cose visibili (intuizione=nous)

La politica
Nessuno dei sistemi politici vigenti è secondo Platone un valido sistema funzionale e giusto: non nella democrazia, non nella tirannia, non nell'oligarchia è quindi necessario un modello di stato nel quale i filosofi abbiano il potere e lo esercitino giustamente. Affinché sia esercitato in maniera corretta la polis deve essere una società organizzata. Tutti i cittadini devono adempiere alle mansioni della propria classe sociale e vi sono tre classi: quella dei produttori che creano i beni necessari alla comunità, quella dei guerrieri che difendono lo stato e qualle governanti che guidano la polis con giustizia e mirano alla realizzazione del bene. Vi sono due potenziali ostacoli che potrebbero intralciare questo progetto politico e sono la famiglia e la proprietà privata: infatti i genitori tendono, indipendente dai talenti del figlio, ad ottenere la carica più alta anche se non è portato per determinati compiti e la proprietà privata fa diventare le persone schiave dei possedimenti e del denaro. Quindi secondo Platone l'educazione dovrebbe essere inculcata dalla comunità (composta da più uomini e più donne) in modo che non vi siano preferenze per determinati individui, inoltre bisognerebbe, secondo Platone, abolire la proprietà privata ed instituire una città molto simile a Sparta.
I giovani devono però ricevere un'adeguata educazione. L'opera educativa consiste in due fasi la prima quella della formazione fisica e quella della formazione caratteriale. Gli individui particolarmente dotati vengono sottoposti ad un'altra fase educativa, una specie di accademia, che prevede un duro apprendistato nel quale si studiano le scienze matematiche e dopo la filosofia. La dianoia svolge quindi una funzione di introduzione alla noesis.
Secondo Platone inoltre le donne hanno gli stessi identici diritti degli uomini e possono diventare sia guerriere sia governanti, sempre purché siano educate in modo corretto.
Questo equilibrio potrebbe rompersi in qualsiasi momento. Infatti vi è il rischio che prendano il potere le persone sbagliate:
-le persone che si sono distinte per particolari onori (timocrazia)
-le persone che sono ricche (olocrazia)
-le persone che si sono ribellate all'olocrazia (democrazia)
-le persone che approfittano dell'ignoranza del popolo per prendere il potere (i tiranni).

La revisione della dottrina delle idee
Platone con la sua dottrina delle idee dà una risposta ai problemi da cui era partito ovvero dimostrare l'esistenza di una realtà immutabile (le idee) però dall'altra parte si creano nuovi problemi e quindi deve rivedere la sua dottrina criticandola e distruggendola parzialmente.
Le idee infatti si distinguono dalle cose sensibili le quali però partecipano alle idee. È vero però che cose che partecipano ad un'idea sono molte invece l'idea è una e non potendosi moltiplicare, affermando che le cose sensibili partecipano ad essa equivarrebbe ad affermare che l'idea si spezzetta e se così fosse non sarebbe più una sola. Vi è anche un'altra difficoltà che viene dalla definizione stessa dell'idea come realtà ben diversa dalle cose sensibili infatti se si considera la totalità di alcuni oggetti che partecipano ad un'idea si da luogo ad un'altra idea (gli oggetti più l'idea) il che da luogo ad un circolo infinito annettendo ogni volta un'altra idea.
Di fronte a tutte queste difficoltà Platone recide di rivedere la sua dottrina e lo fa nel Teeteto ove riduce a sensazione ogni forma di conoscenza. La sensazione è mutevole e soggettiva e quindi non può rappresentare qualcosa di sicuro ovvero scienza infatti prendendo per esempio le teorie di Protagora il quale affermava che tutte le opinioni sono vere, si potrebbe affermare che la teoria di Protagora è vera e poiché tutte le opinioni sono vere non potrebbe controbattere altrimenti andrebbe in contro ad una contraddizione.
Infatti vi deve essere qualcosa al di sopra dei sensi, lo si vede nella quotidianità gli organi di senso permettono di cogliere il sensibile però non vi sono collegamenti tra due organi di senso, quindi ci deve per forza essere qualcosa di superiore che coglie e unisce una o più sensazioni.
Platone si confronta anche con le tesi di Parmenide (l'essere è uno e immutabile - tutte le cose sensibili sono apparenza) distaccandosi da esse affermando la presenza del non essere nel Sofista. Platone intende infatti il non essere come differenza: questo non è x ma è y, dire il falso quindi non vuol dire dire il nulla ma dire le cose differenti da come sono nella realtà. Il diverso fa parte delle idee generalissime, dei generi e sono quindi: il diverso, l'essere e l'identico. L'esempio più evidente è quello del moto e della quiete un oggetto è in movimento quando differisce da un oggetto in quiete.
La teoria dei generi sommi permette anche di avere un criterio sicuro per vedere la verità o falsità di un discorso. Le idee infatti, secondo Platone, partecipano ad altre idee. Ad esempio l'animale partecipa all'idea di correre e l'acqua partecipa all'idea di mare. Ovviamente non tutte le idee comunicano tra loro altrimenti vi sarebbero delle contraddizioni come ad esempio il gatto vola o l'acqua accende il fuoco. La relazione tra le idee è quindi il criterio per stabilire la verosimiglianza o meno di determinate proposizioni. Il compito di studiare le relazioni tra le idee spetta alla dialettica definita da Platone come la scienza delle idee. Ha il compito di stabilire quali relazioni possono essere possibili e quali no. Essa è composta in due fasi la congiunzione (x e y insieme possono stare malvagio e sano) e la disgiunzione (y e z insieme non possono stare sano e malato).

Il cosmo
Platone spiega l'origine del cosmo nel Timeo, dove il protagonista pitagorico (Timeo appunto) racconta un mito a questo scopo. Platone analizza in questo mito l'origine dell'universo e cerca di dare una spiegazione razionale, ciò però non è dimostrato come le scienze ma deve esser preso per vero in quanto verosimile. Qui Platone spiega anche il mondo sensibile un evento straordinario per quanto riguarda la filosofia.
Secondo Platone tutto ciò che nasce ha una causa. La causa dell'origine del cosmo è il demiurgo: l'artefice divino. Lui plasma il mondo come gli artigiani. Usando come modello le idee, quindi la realtà intellegibile e la materia intesa come un agglomerato di tutte le cose che oppone resistenza all'opera plasmatrice. L'azione del demiurgo funge quindi da ordine e misura, caratteristiche basate sui rapporti. L'artefice deve quindi fare da mediatore tra la realtà sensibile e quella intellegibile (a cui è inferiore), è quindi l'essere intermedio (metaxy).
Il cosmo è animato da un'anima ovvero i rapporti tra le cose e la causa di determinati avvenimenti. E poiché gli astri si muovono essi vengono considerati l'immagine mobile dell'universo ovvero l'universo è stato creato ma ha un anima eterna. Necessaria questa precisazione dopo aver introdotto il movimento. E ovviamente si creano anche dei limiti spazio-tempo perché se un oggetto x è in un posto y nell'istante t l'oggetto x non può essere nel posto y nello stesso istante t. L'universo è inoltre un insieme di rapporti matematici e ogni oggetto può essere scomposto in superfici piane che possono essere a loro volta scomposte in enti primitivi.



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